INTERVENTO per gli anni ’40 al “CONVEGNO 120 ANNI E NON SENTIRLI”

Francesco Orefice Archivio Leave a Comment

F.U.C.I.   Fu Una Cosa Indimenticabile

Sono particolarmente grato per l’invito e per l’incontro promosso oggi, tanto atteso da noi fucini di un tempo passato, e sono sicuro che anche molti amici che questo giorno attendevano e non sono più presenti in terra oggi, insieme a quanti hanno vissuto la vita fucina, godranno per questa iniziativa dall’alto dei cieli.

Sostituisco una carissima amica, Maria Rosaria Gambuli, che come me ha vissuto quella esperienza e fa parte di coloro che aspettavano questo momento e si rammarica di non poter essere presente. Mi ha incaricato di leggervi quanto ha scritto prima di fare il mio intervento.

E’ indimenticabile

E’ veramente una cosa indimenticabile quel periodo.

E’ bene non perdere la memoria di quel periodo esemplare per superare situazioni difficili e per arrivare alla “formazione delle coscienze dei giovani”, e ricordare come ha fatto un altro fucino, Franco Casavola, Presidente Emerito della Corte Costituzionale, che “E’ doloroso che la memoria si concluda con noi, e non passi oltre, a generazioni successive alla nostra”.

Ricorderò quel periodo di storia della FUCI napoletana tenendo presente le parole di don ZAMA rivolte ai fucini il 6.12.1966, in occasione del 70° anniversario della fondazione della FUCI: “il senso storico è degno di ogni elogio. E’ in sua virtù che si adempie ad un dovere umano molto nobile, quello di ricordare”.

In questo spirito presenterò ora questi ricordi, con l’augurio che diano:

  • la possibilità di un confronto tra la posizione della FUCI nel tempo, posizione sempre rivolta allo scopo immutabile di: ispirare e guidare l’uomo nella università alla costruzione del domani, come ha scritto un mio caro e fraterno amico, Vittorio Bachelet, anche lui fucino di quel periodo.
  • il convincimento, ai giovani fucini di oggi, di sostenere questo ruolo della FUCI nell’Università, anche negli inevitabili cambiamenti.

E’ stato costante in quel periodo l’invito ad essere disponibili al confronto, con fermezza e con amore, ricevere per operare, attuare il motto fucino: Fede, Scienza e Patria attraverso una vita associativa che sappia nell’innovazione rispettare la tradizione.

 

A Napoli esisteva un circolo universitario fondato dal barone de Matteis che divenne circolo della FUCI quando questa fu fondata.

La FUCI di Napoli ha espresso un presidente nazionale, il prof. Palmieri, e soprattutto ha dato a Napoli professionisti che hanno saputo testimoniare l’insegnamento ricevuto nella FUCI.

Nel periodo che precedette l’immediato dopo guerra del quale sono stato invitato a ricordare, vi è stato un gruppo di ex fucini che mantenne acceso il ricordo della FUCI partecipando ad incontri con Mons. Fabozzi, presso la chiesa Cesarea, con Leonetti assistente.

Tra questi vi erano:

Vincenzo Palmieri, già presidente del circolo e presidente nazionale, docente universitario, sindaco di Napoli, e chiamato dal governo a svolgere incarichi internazionali di grande importanza come l’indagine sulle Fosse di Katin dove i Russi compirono un eccidio di polacchi.

Mario Riccio, avvocato, senatore chiamato a far parte del governo negli anni del dopoguerra.

Giuseppe Abignente, che coprì un ruolo importante nell’avvocatura dello stato e non mancò di dare il suo contributo alla vita politica del dopoguerra.

Salvatore De Ruggero, eminente clinico napoletano che ha mantenuto rapporti con i fucini nella ripresa e ha collaborato nella realizzazione a Napoli degli incontri di famiglie, nei quali si riunivano ex fucini ed altri per un aiuto reciproco a sostegno della famiglia cristiana.

Alfonso Cuomo, docente nei licei, che si è prodigato molto ed ha intensamente collaborato a mantenere una continuità della FUCI a Napoli, così come fece Litigio e molti altri ancora.

Essi continuarono a frequentare la chiesa di  S. Marcellino anche durante gli anni della guerra per ascoltare la messa (S. Messa che veniva celebrata dal sacerdote che assisteva i malati ricoverati al Policlinico universitario a piazza Miraglia). Si racconta che, talvolta, qualcuno (avv. Abignente) teneva l’omelia quando non veniva il sacerdote.

Sono essi che hanno contribuito a mantenere una continuità e dato la consegna per una ripresa nell’immediato dopo guerra nel locale di via Roma, dove ebbe ospitalità il circolo e dove si avviò la ripresa con la lettura del Vangelo e l’attività esterna di aiuto ai poveri con la S. Vincenzo

Le riunioni vedevano la presenza di alcuni ex fucini, di studenti universitari e di qualche universitario reduce dalla guerra.

In quel periodo iniziò in FUCI la presenza di don ZAMA che seguiva particolarmente gli incontri sulla lettura del Vangelo e la ripresa della vita del circolo.

Presidente del circolo era Antonio Farinelli, giovane ingegnere.

Nell’ottobre del 45 la FUCI napoletana, con l’aiuto del gruppo di ex fucini, organizzò nel teatro dell’Istituto magistrale a Pontecorvo un incontro con giovani che avevano appena conseguito la maturità: matricole pronte per l’iscrizione all’università.

Vi fu una larga partecipazione di giovani, molti parenti e invitati da ex fucini, ed io partecipai invitato da un caro e fraterno amico, Lucio Schioppa, fratello di ex fucine. Con me c’era Ugo Miranda, anche egli invitato da Lucio, entrambi sarebbero diventati in seguito Presidenti del Circolo.

Fu un incontro interessante. Dopo una introduzione ed una presentazione da parte di vari relatori che ricordarono la storia della FUCI, mettendone in evidenza le finalità e le attività per raggiungerle, si creò tra i presenti un clima di amicizia e, nell’invito a rivederci, sentimmo che la FUCI si poteva capire solo se si viveva.

Fu anche sorprendente vedere cantare con spirito giovanile goliardico, da ex fucini di età attempata, con gioia e forza l’inno “Noi siam la giovinezza che ……”. Cantava anche il giovane assistente che aveva tenuto un pensiero religioso accompagnato dalla preghiera finale. Era la prima volta che incontrai don Zama.

Dopo quell’incontro aumentò la presenza di giovani matricole nel Circolo e alla S. Messa celebrata nella chiesa di S. Marcellino.

Il 15.11.1945 Don ZAMA ricevette ufficialmente dal Cardinale Ascalesi la nomina di assistente del circolo maschile di Napoli .

Al Presidente Farinelli subentrò Lucio Schioppa e nel circolo, oltre alla lettura del Vangelo, si tenevano lezioni teologiche e conversazioni su temi relativi alle problematiche sociali e religiose del momento, svolte da noti professionisti napoletani.

All’esterno continuò l’aiuto ai poveri nella S. Vincenzo (partecipava da studente Tommaso Morlino, divenuto ministro), e cominciò una più regolare frequenza di fucini alla S. Messa domenicale nella chiesa di S. Marcellino.

Di questo periodo andrebbe ricordato, in particolare, l’assistentato di don ZAMA

Incarico condotto “in una fedeltà al senso più genuino della tradizione fucina, che aveva contribuito a rinnovare con feconda creatività” come ha scritto Paolo Trionfini per l’ assistentato centrale di don ZAMA, valido anche per l’assistentato napoletano.

Don ZAMA operò in un costante rispetto della tradizione fucina in un periodo reso più difficile dalla situazione dell’immediato dopo guerra, momento storico in cui si registravano difficili condizioni nei rapporti associativi del mondo laico ed ecclesiale.

Sulle testimonianze e sui ricordi dell’assistentato napoletano di Don ZAMA rinvio al libro “Don Zama: la formazione delle coscienze”.

Si deve ad un gruppo di ex fucini laureati, la continuità della FUCI napoletana, anche se in forma ridotta, con qualche incontro per la San Vincenzo nel circolo e la messa domenicale a S. Marcellino.

Don ZAMA fu di valido aiuto per la ripresa.

Il 15.11.1945 Don ZAMA ricevette ufficialmente, come detto innanzi, la nomina di assistente della FUCI napoletana dal Cardinale Ascalesi.

Era un periodo difficile, e in quel tempo il rapporto con le altre organizzazioni cattoliche era complicato, in particolare con la GIAC, per la diversa impostazione in rapporto alla partecipazione agli eventi politici del momento.

Nel 1948 Don Zama fu nominato cappellano della Chiesa di S. Marcellino dopo aver vinto la resistenza delle Autorità accademiche all’idea che la Chiesa fosse aperta e divenisse Cappella universitaria.

Don ZAMA si trasferì allora nella modesta abitazione annessa alla chiesa dove ha avuto la possibilità di realizzare un suo studio dove ha potuto lavorare alla stesura di testi preziosi e incontri con giovani e personaggi importanti della vita religiosa e politica napoletana e nazionale: indubbiamente sarebbe un tesoro storico se don Zama avesse avuto l’abitudine e l’ambizione di tramandare notizie e documenti.

Vi rimando alla lettura delle testimonianze raccolte nel libro “Don Zama: la formazione delle coscienze”, per trovare ampie notizie su questi ricordi.

 

La vita del circolo diventava sempre più interessante e frequentata da un maggior numero di giovani matricole Si seppe ridare una continuità alla gloriosa vita di un circolo che ha contribuito non poco alla formazione delle coscienze di tanti illustri professionisti napoletani.

A Roma dal 3 all’8 gennaio 1948 si tenne Il primo Congresso nazionale della FUCI al quale parteciparono numerosi i fucini napoletani. Un congresso indimenticabile per la partecipazione di ex fucini che ricoprivano cariche politiche rilevanti: Andreotti, Aldo Moro ,Gonella, e tanti  altri.

Si avviarono incontri regionali e convegni di zona.

Ricordo, durante il mio incarico regionale ricevuto da Carlo Moro, presidente nazionale, l’incontro regionale di Benevento sul tema: Sono ancora valide le forme della FUCI?

Titolo scelto nella mia piena libertà con la partecipazione della Vice Presidente nazionale Maria Gallo. Era un interrogativo che manifestava il desiderio e la volontà dei fucini di allora di una ricerca nel rispetto della tradizione fucina di attività e forme di attuazione per realizzare una formazione degli iscritti, e una partecipazione all’esterno di aiuto al superamento delle difficoltà del mondo universitario in particolare quella degli studenti universitari.

La sede del circolo napoletano fu trasferita da via Roma al palazzo arcivescovile di Napoli in piazza Donnaregina. Era un periodo impegnativo per la FUCI.

La FUCI intervenne nel campo religioso e formativo.

Si , riuscì in quegli anni a vincere la resistenza delle Autorità Accademiche per la destinazione a cappella universitaria della chiesa di S. Marcellino: situazione che fu risolta nel luglio del 1948.

Perdurava una situazione di disagio e di difficoltà del dopoguerra per i giovani universitari, per le ristrettezze economiche e per la mancanza di interventi da parte dell’Università. La FUCI, pertanto, oltre alla formazione delle coscienze dei propri iscritti, fu impegnata nell’assistenza agli universitari per il superamento delle difficoltà esistenti, delle scarse condizioni finanziarie esistenti, specie per gli studenti fuori sede, nel superare le difficoltà logistiche e partecipare alla vita universitaria con regolarità.

Inoltre nascevano e si sviluppavano gruppi collegati a partiti politici, e forte era la presenza di gruppi laici-anticlericali liberali. Notevole fu l’azione nei rapporti della FUCI con gli organismi rappresentativi universitari istituiti in quell’epoca.

Vi era la nostalgia del passato fascista per gli studenti della Fiamma, vi era una corrente laico-liberale mangiapreti che faceva capo alla Corda frates, una associazione che ebbe la sede nei locali dell’Università a via Mezzocannone con iniziative ispirate ad un laicismo vivacizzato dal partito d’azione, dal partito repubblicano, dal partito liberale.

Altrettanto forte era la presenza del gruppo comunista, con sede a via Fiorentini, che rispecchiava i metodi del Partito Comunista del 1948 con qualche eccezione di giovani più aperti al confronto, verso i cattolici e verso i socialisti, che pur erano presenti anche se in numero meno consistente.

Nell’ambito cattolico era prevalente la presenza della FUCI napoletana e dei circoli che facevano capo all’Università di Napoli, oltre alla Congregazione Mariana dei Padri Gesuiti (coordinati da padre Aromatisi), e al gruppo dei giovani della D.C.

Anche i rapporti con le autorità accademiche, come accennato innanzi, non erano facili per la presenza di una forte corrente laico liberale anticlericale durante il rettorato del prof. Omodeo.

Era un periodo nel quale si avviava la democrazia e anche gli studenti chiedevano una partecipazione più attiva nella politica universitaria; per questo si tenevano assemblee studentesche, congressi con rappresentanze elette e non mancavano episodi di intolleranza e in qualche caso fortemente anticlericali.

Il trasferimento della FUCI a Donnaregina creò una vicinanza logistica con i Comitati civici e la GIAC, che occupavano locali nello stesso edificio.

La sede di Donnaregina consentiva maggiore possibilità di incontri con il coinvolgimento e la partecipazione di personalità note del mondo universitario, religioso, politico, professionale, alle attività di interesse comune come la S.Vincenzo, il Commento del Vangelo .

 La vita della FUCI napoletana ebbe un grande impulso quando, per l’azione incessante di don ZAMA con interventi presso il rettore Omodeo e poi presso il rettore Quagliariello, il senato universitario dichiarò la Chiesa di S. Marcellino cappella universitaria e Don ZAMA fu nominato cappellano.

Il Cardinale Ascalesi sottoscrisse insieme al prof. Quagliariello l’atto di donazione n. 663 registrato presso l’Uff. Atti privati di Napoli il 12/7/48 , n. 207.

La Chiesa di S. Marcellino divenne un centro dove la FUCI napoletana fu organizzatrice e protagonista di attività di non poco valore. Con don ZAMA la Cappella universitaria divenne un punto di riferimento per un percorso di crescita spirituale e umana di molti giovani universitari.

Sul piano assistenziale, come ricorda Giulio Auxilia in una sua testimonianza “Alla fine della seconda guerra mondiale, una buona parte della gioventù universitaria venne a trovarsi in una difficile situazione di disorientamento morale e ideologico ed essere assillata da problemi relativi alla mancanza di alloggi, di mense, di assistenza amministrativa e sanitaria”.

Vi rimando alla testimonianza dello stesso  Giulio Auxilia e altre testimonianze contenute nel libro “Don Zama: la formazione delle coscienze” per una più ampia descrizione delle attività fucine in questo campo assistenziale, ricordando in sintesi che la FUCI napoletana, maschile e femminile, non mancò ad attivarsi in altre attività formative

 

LE INIZIATIVE PRINCIPALI FURONO:

Sul Piano religioso

Messa giornaliera seguita da assistenza spirituale con i colloqui ed incontri con don Zama;

Messa domenicale cui assistevano fucini e fucine. Si iniziava con la recita delle ore, poi la preghiera fucina prima della messa;

Vespri serali domenicali cui seguivano le lunghe passeggiate e gli incontri domenicali;

Pasqua Universitaria era predicata da persone note nel mondo cattolico come mons. Pellegrino, Cordovani, Enrico di Rovasenda, vescovo di Trani, don Guano, don Cavallero, don Costa.

Nel complesso della chiesa di S. Domenico presso i domenicani si svolgevano incontri per la festività di S. Tommaso d’Aquino.

Le giornate fucine Nella chiesa di S. Domenico e nell’aula dove aveva insegnato S. Domenico (oggi sala conferenza nell’annesso cortile della Chiesa di S. Domenico) con conferenze di illustri tomisti tra i quali il prof. Ludovico de Simone, docente di filosofia dell’Università di Napoli,

settimane sociali con illustri relatori come il prof. Carnelutti. La FUCI napoletana vi partecipava con impegno prima, durante, e dopo lo svolgimento, preparandosi sulle tematiche scelte.

Giornate di ritiro spirituali si tenevano mensilmente

Esercizi spirituali (tre giorni) si tenevano annualmente

Nell’assistenza universitaria

– comitato di assistenza ad universitari fuori sede (pratiche amministrative/tesserino per le segreterie)

– assistenza l’UNRRA, la Bakunin

– assistenza a studenti reduci dalla guerra

– assistenza universitari TBC, lezioni al Monaldi prof. Carlevaro al Monaldi

– istituzione e realizzazione della mensa per studenti universitari

– creazione di alloggi per gli studenti

– attività sociali per i senza tetto di piazza Carlo III

Nel rapporto con i docenti

La Chiesa era frequentata anche dal gruppo di docenti cattolici che erano riuniti in un Comitato, e del quale il primo presidente fu Petroncelli, ordinario di diritto canonico. Facevano parte del gruppo, tra gli altri, i professori Quagliariello, Lambertini, Pontoni, Palmieri, Arnaldi, Brezzi, Carlevaro.

I contatti tra docenti cattolici e fucini molto spesso creavano dei rapporti sul piano culturale e guidavano i fucini nella scelta futura per la loro vita professionale.

I fucini napoletani partecipavano anche a seminari di studi e di ricerca organizzati dalla FUCI in campo nazionale. Ricordo la mia partecipazione, laureando in ingegneria elettrotecnica, partecipai ad Assisi ad un seminario diretto dal prof Regoliosi ordinario di Misure elettriche al Politecnico di Milano.

Oggi la Chiesa di San Marcellino è stata trasformata in una sala conferenza.

 

Rilevanti furono le attività culturali  promosse dalla FUCI  all’esterno nella sede dell’Università. nelle aule del cortile del Salvatore, lezioni di teologia, lezioni di filosofia, lezioni su temi di carattere culturale, religioso e sociale (es i partiti politici, prof Mortati).

Ricordo che i relatori di quel tempo furono per la teologia prevalentemente domenicani (Padre Innocente Evangelista, Padre Raimondo Sorrentino, Padre Oppida), per la filosofia (prof. Ludovico de Simone docente di filosofia tomistica, e padre Pacchierini docente di filosofia alla facoltà francescana di S. Chiara), Don Zama per la Sacra scrittura e per la sociologia altri docenti universitari. Ricordo il prof. Mortati che parlò dei partiti politici nella vita democratica sviluppando temi attualissimi per l’epoca.

Nell’aula universitaria de Sanctis al piano terra dell’edificio centrale della Università, avveniva l’inaugurazione dell’anno fucino, alla prima Domenica di Avvento, con una prolusione di un illustre docente universitario e la celebrazione al mattino nella Chiesa di S. Marcellino.

Anche nella partecipazione alla vita democratica dei nascenti Organismi Rappresentativi la FUCI non fece mancare la sua presenza, per farne un momento di formazione di giovani alla vita democratica, al rispetto reciproco nel confronto di opinioni diverse, alla ricerca di un bene comune.

RAPPORTI DELLA FUCI NAPOLETANA CON ASSOCIAZIONISMO CATTOLICO E LAICO NEGLI ORGANISMI ISTITUZIONALI RAPPRESENTATIVI UNIVERSITARI

La caduta del fascismo e la fine della guerra avevano aperto nell’Università la porta alla democrazia.

Nell’università i vari partiti cercarono spazi e si costituirono diversi gruppi e liste per la partecipazione alla vita democratica dei nascenti organismi rappresentativi: con congressi a livello locale e nazionale (ricordo Torino, Perugia).

La FUCI di Napoli fu partecipe e presente con forti rappresentanze, aiutando ed invitando i giovani alla partecipazione alla vita democratica.

Intensi e proficui erano i rapporti con la FUCI nazionale nelle rappresentanze e negli incontri nazionali, sempre nello spirito di formare nei giovani una coscienza alla vita democratica, per il rispetto reciproco nel confronto di opinioni diverse, per la ricerca di un bene comune.

Nello spirito della tradizione fucina si cercava sempre:

di colloquiare, prepararsi e non improvvisare, avere fermezza, sia con gli universitari di liste laiche che con i rappresentanti cattolici assolutisti,

si cercava di creare nella diversità una correttezza di rapporti e nell’amicizia, anche se non sempre si riusciva, a seguire questa linea di saggezza.

La partecipazione e i rapporti all’esterno diventavano un campo prezioso per la formazione dei partecipanti, e questo si notava dagli scritti sui giornali della FUCI e a Napoli dall’attenzione che si dava a queste attività che nell’impegno provocava una ricaduta nella formazione del singolo.

Costante era l’invito alla fermezza ma anche al rispetto delle posizioni divergenti e dell’amicizia reciproca.

Forte era nell’Università la presenza della corrente laica-liberale-massonica studentesca che si presentava sbandierando la goliardia nella Corda frates; altrettanto forte era la corrente del marxismo con i giovani comunisti di allora che respiravano uno spietato assolutismo che si manifestò anche nelle elezioni del ’48; vi era la corrente dei nostalgici nella Fiamma tricolore del movimento sociale.

Nell’area cattolica affioravano spesso diversità e divisioni tra le rappresentanze di altre organizzazioni cattoliche: in particolare con la GIAC, vi erano rapporti difficili per la diversa impostazione nella partecipazione agli eventi politici del momento in merito ad alcune scelte come il sostegno ai Comitati Civici e il modo di partecipazione assolutista nella vita politica italiana.

Don ZAMA si prodigò per il superamento di queste difficoltà e per una intesa tra i cattolici

La partecipazione era una occasione per invitare i fucini rappresentanti negli organismi a non improvvisare, a sapere ascoltare, a sapere convincere. La partecipazione alle assemblee studentesche era quasi sempre preceduta da riunioni dei rappresentanti fucini dei vari circoli dove si formulavano mozioni e si definivano le scelte da seguire. Le riunioni si svolgevano spesso nella sede del circolo femminile di Napoli presso l’Istituto salesiano in via Università 20.

Nella FUCI si cercava di dare alla partecipazione un motivo di formazione dei giovani al sociale, alla vita politica

La partecipazione alla vita rappresentativa universitaria democratica nella FUCI napoletana era l’occasione per trasferire nelle coscienze dei fucini la capacità di colloquiare, prepararsi, non improvvisare, usare fermezza sia con gli avversari politici che con rappresentanti dell’area cattolica e “assolutisti”.

Questo portò alla creazione del Comitato di intesa (Gioventù A.C., Congregazioni mariane, Gruppo giovanile D.C., FUCI), riuscito anche per la disponibilità di personalità nelle Congregazioni mariane (Azzariti e padre Reumatisi), nella DC (Davide Barba, Vittorio Pellegrino, Paolo Barbi, etc.) e nella stessa GIAC Nicolò Braida. Per la FUCI a questo comitato diedero sostegno fucini napoletani come Gaetano Liccardi, Pasquale Colella Marisa Maggio, Felice di Nubila, Rino Coppola, e Ugo Miranda ed altri.

anche fucini dei circoli campani diedero sostegno ,tra i quali  ricordo,

-a Caserta : Franco Casavola, Leopoldo Massimilla, Augusto Zaio;

– a Salerno : Luigi Postiglione, Vincenzo Buonocore ,

Ricordo, in questa esperienza, l’opera di Don ZAMA nell’invito ai fucini a non essere polemici ed astiosi ad avere rispetto reciproco nella diversità. La partecipazione alla vita politica universitaria non doveva far perdere l’idea di essere in un periodo formativo e ogni esperienza doveva formare le coscienze ai valori che egli testimoniava con i suoi interventi.

La FUCI al suo interno, in quel periodo, in campo nazionale e anche a Napoli, viveva una sua politica universitaria secondo la tradizione:

Vi erano assemblee studentesche, elezioni per i consigli di facoltà e interfacoltà, e la FUCI si presentava con proprie liste e propri rappresentanti.

Su piano nazionale si organizzavano incontri convegni e sui giornali Ricerca e Azione Fucina si pubblicavano articoli riguardanti la partecipazione alla vita degli organismi rappresentativi.

Il circolo di Napoli faceva da collegamento con altri circoli, i cui soci frequentavano l’Università di Napoli.

Vi era una forte partecipazione dei fucini napoletani ai Congressi e Convegni organizzati in campo nazionale considerati utili alla formazione sul piano culturale e organizzativo ma era anche una palestra di amicizia.

La partecipazione era numerosa e sempre caratterizzata dalla gioiosa e sprizzante goliardia degli assistenti, e quella di don Zama era ben nota.

Ricordiamo alcuni di questi incontri: oltre a quello già ricordato di Roma presso la Facoltà biblica con de Gasperi, Andreotti, Moro, intevento di Morlino. Vanno ricordati

Congresso di Genova del 1952, da Napoli la FUCI partì prenotando un intero vagone delle FS.

Congresso di Fiesole nel cinquantesimo anno dalla fondazione della FUCI, contemporaneo alla festa fiorentina del Giacolone, con una indimenticabile passeggiata a Firenze, e don ZAMA cantava e gioiva con noi.

Vanno ricordati anche i Convegni di Zona Salerno, Trani, Reggio Calabria con storie goliardiche indimenticabili e con ricaduta di amicizie intramontabili, diventate sempre più forti anche quando la lontananza e le vicissitudini della vita ci hanno separati.

Un rapporto di amicizia che ci vede partecipi con gioia ai ricordi indimenticabili e che si estende nella vita delle famiglie dei fucini.

Ricordo queste cose per augurare ai giovani assistenti ed ai giovani fucini di poter dire anche essi come io dico all’età di 89 anni, e come ha scritto Maria Gambuli:

LA FUCI E’ UNA COSA INDIMENTICABILE

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *